Il bambino arrabbiato

Il bambino arrabbiato

L’esperienza emotiva non conosce differenze di genere, età, cultura.
Ogni giorno ognuno di noi, bambino o adulto, prova svariate emozioni, alcune positive, come la felicità, la sorpresa, la speranza… altre invece sono vissute come negative, per esempio la tristezza e la rabbia.
In realtà, non esistono emozioni positive ed emozioni negative. Ognuna di esse è una risposta naturale agli eventi della vita. Le emozioni sono infatti fortemente legate al mondo che ci circonda, all’ambiente in cui ci troviamo e alle relazioni con gli altri. per questo è importante cogliere l’emozione che si prova e imparare a gestirla nel modo migliore possibile per noi, per il nostro benessere psicofisico e per migliorare le relazioni interpersonali.

La rabbia nei bambini

Tra tutte le emozioni che può provare un bambino, la rabbia è quella che preoccupa maggiormente i genitori. E’ un’emozione intensa che si manifesta a livello verbale e motorio e che può culminare in comportamenti aggressivi e distruttivi nei confronti di oggetti, di altre persone o anche di se stessi.
La sua manifestazione e gestione cambia a seconda della cultura nella quale ci troviamo. Per esempio in Cina e in Giappone, ma più in generale nelle culture orientali, si tende a controllare maggiormente le emozioni, in particolare quelle negative, mentre gli occidentali manifestano più liberamente ciò che provano.
La manifestazione delle emozioni può variare anche da famiglia a famiglia. I bambini imparano da ciò che vedono e imitano il comportamento degli altri, in particolare degli adulti di riferimento. Questo vale anche per l’espressione e la gestione delle emozioni.

Per quanto riguarda in particolare la rabbia, al giorno d’oggi siamo abituati a considerarla solo un’emozione negativa, da tenere nascosta e da reprimere a tutti i costi, anche, e soprattutto, quando a manifestarla sono i bambini.

I pensieri e le domande che mi sento rivolgere spesso dai genitori di bambini arrabbiati sono: “La gente penserà che a casa ci comportiamo tutti così!”, “Temo che da grande possa diventare un adulto aggressivo, di quelli che picchiano le mogli o che si vedono allo stadio”, “Dove ho sbagliato nell’educarlo?“.

Ma è davvero così negativa la rabbia?

La rabbia è una delle principali emozioni che tutti, bambini e adulti, possono provare nella vita e, in quanto tale è, non solo inevitabile, ma a volte si rivela essere addirittura necessaria.
Nel bambino in particolare, la rabbia è un’emozione fondamentale per la crescita e lo sviluppo delle relazioni sociali, in quanto aiuta a metterlo in guardia da eventuali pericoli del mondo esterno, fornendogli al tempo stesso l’energia utile per reagire, ma rappresenta anche una forma di espressione di sè come individuo.
E’ molto importante che i genitori comprendano questa funzione positiva della rabbia e insegnino al proprio figlio a gestirla e a usarla nei momenti in cui può essere davvero utile.
In questo senso è importante porre anche dei limiti ben fermi, affinché il bambino possa crescere forte e autonomo, con una buona autostima e capace di tenere sotto controllo la propria aggressività.

Durante la crescita i bambini hanno bisogno di sperimentare continuamente limiti e possibilità e la rabbia e l’aggressività sono una naturale e sana espressione di questo processo di sviluppo.
La rabbia è prima di tutto la manifestazione di una emozione naturale e legittima e il bambino deve sentirsi libero di esprimerla, per poi poter acquisire con il tempo le strategie corrette per poterla controllare al meglio.
L’espressione della rabbia è il primo passo verso l’accettazione della frustrazione. Perché un bambino impari ad accettare un NO, infatti, deve prima di tutto attraversare la collera: non poter ottenere ciò che si desidera, quando si desidera, provoca un naturale sentimento d’ira causato dalla mancata realizzazione immediata di un desiderio.
Un bambino arrabbiato non è un bambino cattivo: è un bambino che sta crescendo, che sta sperimentando se stesso e imparando a conoscere il mondo che lo circonda.

Cosa si può fare per aiutare il bambino a gestire la rabbia?

La “crisi di collera” deve essere letta come una importante forma di comunicazione. Il bambino, attraverso la voce e il comportamento ci sta dicendo ciò che sente in quel momento. Soprattutto quando il bambino è troppo piccolo per descrivere a parole il proprio stato d’animo, è possibile che la rabbia si manifesti con grida, pianti, calci e pugni.
Compito dei genitori è insegnare al bambino a utilizzare modalità alternative per esprimere i propri bisogni e vissuti, ma anche ad accettare il fatto che non sempre si può fare tutto quello che si vuole, quando si vuole.
Il bambino piccolo si trova inizialmente in balìa di sentimenti ed emozioni. Alcune, come la rabbia, appunto, sono molto intense e creano un forte disagio interiore e non sempre i bambini hanno gli strumenti necessari a tollerarla e gestirla.
E’ importante quindi che i genitori aiutino il bambino a dare un nome alle emozioni che prova, fin dalle prime fasi di vita. Di fronte alla rabbia di un bambino che vorrebbe un giocattolo che però non può essere acquistato in quel momento, i genitori possono “dare voce alla sua emozione”, con frasi tipo: “Lo so che vorresti tanto quel gioco e che il fatto di non poterlo avere ti fa sentire tanta rabbia dentro.”
A volte è anche utile lasciare che il bambino si calmi autonomamente: “Vedo che hai perso il controllo. E so che riuscirai a calmarti da solo. E’ meglio che tu stia per conto tuo finché non ti sentirai più tranquillo.”

Sport, fiabe, giochi e altro ancora

Ci sono alcuni strumenti e strategie che possono aiutare i bambini a esprimere in maniera alternativa la rabbia e a imparare a gestirla al meglio.
Di seguito ne elencherò alcuni:

1. Insegnare l’autocontrollo, dando per primi noi il buon esempio, ricordando che i bambini imparano per imitazione. Se gli adulti di riferimento gestiscono le difficoltà arrabbiandosi, il bambino imparerà che in determinate situazioni è così che si reagisce.

2. Aiutare i bambini a manifestare la propria rabbia in modi alternativi. In particolare con i bambini più piccoli può essere utile aiutarli a trovare nuove strategie per esprimere il proprio malessere, come per esempio utilizzare un cuscino morbido su cui scaricare la tensione (valido in particolare per i più piccoli), oppure fare un disegno che rappresenti la rabbia, oppure fare una lotta al rallentatore.

3. I genitori devono evitare di urlare e perdere il controllo nel momento in cui il bambino è in preda alla rabbia. Rispondere alla rabbia con altra rabbia non risolve il problema, anzi lo amplifica.

4. Spesso può essere utile ignorare la rabbia. Lasciare che il bambino manifesti la sua aggressività aspettando che si calmi.

5. Trovare uno spazio protetto da cuscini, tappeti, oggetti morbidi, in cui il bambino possa sfogare la sua rabbia e possa in un secondo momento riflettere e capire cosa è successo. Uno spazio di contenimento di questa emozione così intensa.

6. E’ importante anche educare i bambini a individuare e riconoscere i “punti caldi”, cioè le situazioni che scatenano la rabbia e aiutarlo a riconoscere i cambiamenti che avvengono a livello fisico.

7. Leggere fiabe e racconti sulla rabbia. Il bambino può riconoscersi nei protagonisti delle storie e, immedesimandosi nelle storie, capire meglio le proprie emozioni e trovare modi alternativi per parlarne e per trovare delle soluzioni.

8. Inscenare la rabbia con i pupazzi, permette di aiutare il bambino a far emergere la rabbia attraverso vie alternative.

9. Frequentare un corso di arti marziali. A partire dai 4 anni discipline quali l’aikido, il judo e il jujitsu, che si concentrano sulla difesa personale anziché sull’attacco, possono essere davvero utili non solo per permettere al bambino di difendersi da eventuali attacchi esterni, ma anche per imparare a padroneggiare rabbia e aggressività e sapere quando e come è giusto usarle.
Anche l’autostima e la sicurezza di sè saranno potenziate.

Quando la rabbia diventa patologica?

Le cause della rabbia nei bambini posso essere tante: l’arrivo di un fratellino, l’impossibilità di fare ciò che si vuole quando si vuole, il non poter fare le cose dei grandi… di solito la rabbia non desta preoccupazione.
Ci sono tuttavia dei casi in cui rabbia e aggressività sono segno di un disagio ben più profondo, che fatica a emergere in altri modi. Casi in cui le strategie prima elencate non funzionano. Può essere utile allora rivolgersi a professionisti esperti, come lo psicoterapeuta o, nel caso di bambini piccoli, lo psicomotricista.

Bibliografia

Aringolo K., Corelli L., Monaldo I. “Le fiabe per… affrontare la rabbia” – Ed. Franco Angeli
Bassi Sabatelli A. “I bambini hanno bisogno di regole” – Ed. RED!
Berry Brazelton T. “Il tuo bambino e… l’aggressività” – Ed. Raffaello Cortina
D’Allancé M. “Che rabbia!” – Ed. Babalibri (dai 3 anni)
Davis D. ”La rabbia nei bambini. Una guida per i genitori” – Ed. Armando
Franchini G., Maiolo G. “Le emozioni di Ciripò” – Ed. Erickson
Sunderland M. “Aiutare i bambini pieni di rabbia o odio” – Ed. Erickson
Witehouse E. “Ho un vulcano nella pancia: come aiutare i bambini ad affrontare la rabbia” – Ed. EGA

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